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a story question (una domanda di storia)

Anonymous

April 26, 2023

a story question (una domanda di storia)

This image was generated with Dream Studio AI.

Ieri mia nipote mi chiedeva come era scoppiata la guerra del Donbass. Mi sono reso conto che il nostro abacadabra, come volgarmente si chiama l'AI che risponde alle nostre richieste informativa, fornisce una versione molto semplificata dei fatti, anche perché oramai la guerra è divenuta da dieci anni una di quelle parole d'antan di un'altra epoca sulla quale c'è quasi una forma di pudore a parlarne. Eppure se ripenso a quelle giornate mi rendo conto che i timori non solo miei erano che quell'invasione dell'Ucraina potesse degenerare nella terza guerra mondiale. Ed invece non fu così ma ci vollero ben 450 giorni di atroci ed inenarrabili dolori e sofferenze, perché quasi per incanto noi tutti decidemmo di smettere di essere schiavi delle nostre fragilità di specie vivente e di delegare il nostro destino a gruppi di individui con interessi personali troppo egotistici ed avidi, devoti unicamente al Dio Danaro. Certamente, i tanto vituperati social dell'epoca ebbero un ruolo determinante per diffondere in brevissimo tempo l'appello degli studenti e delle studentesse delle città assediate in Ucraina per un mondo di pace. Ma non fu solo la tecnologia dell'epoca a determinare il cambiamento. In quelle interminabili giornate di guerra nella grancassa assordante della propaganda di guerra, quando l'odio alimentava ogni nostra azione sociale la nostra profonda identità di specie ebbe un sussulto quasi primordiale. Eravamo restati troppo tempo silenti nelle micro realtà per renderci conto che dovevamo fare un salto evolutivo ed abbandonare la nostra primordiale paura di essere sopraffati dalla Natura e dall'ignoto. Potevamo affrontare l'ignoto, lo sconosciuto e il diverso solo riconoscendolo simile tanto da risultare parte di ciascuno di noi. Appartenere al genere umano divenne il tratto distintivo della stragrande maggioranza degli abitanti di ogni continente. Questa nuova coscienza partì da gruppi di cittadini e cittadine dei belligeranti che iniziarono a tempestare di messaggi tutte le istituzioni pubbliche della propria nazione con la richiesta di interrompere ogni ostilità. Parallelamente nei paesi non belligeranti i server istituzionali erano intasati da richieste di convocare i parlamenti nazionali per discutere una serie di misure per aumentare le spese in sanità istruzione trasporti, energie rinnovabili ed edilizia residenziale pubblica. Nessun gestore fu in grado di arginare la mole di comunicazioni generando un crash continentale dei sistemi di comunicazione telematica: i comandi militari si ritrovarono ad essere gli unici funzionanti ma nel contempo improvvisamente sovraccaricati dal dirottamento di tutti i canali comunitativi civili e commerciali. I capi di governo europei si sentirono improvvisamente incapaci di gestire la situazione e decisero di proclamare lo stato d'emergenza. FuI la decisione fatale perché i capi di stato maggiore si rifiutarono di eseguire gli ordini, coscienti che un comando simile avrebbe determinato una diffusa disobbedienza civile tra i loro sottoposti in assenza di una concreta minaccia. La sequela degli eventi successivi a rivederla a 18 anni di distanza è molto simile ad un tutorial sulle cose da non fare se non vuoi perdere totalmente la tua reputazione. All'epoca il consenso si costruiva sulla capacità di movimentare danaro nelle piattaforme telematiche e quindi l'improvviso blocco telematico di un continente determinò lo scredito totale delle classi dirigenti di governo. E nel contempo i combattimenti cessarono per mancanza di ordini precisi e il black-out comunicativo tra i reparti. Inoltre i combattenti nelle aree urbane si resero conto di quanto stava accadendo perché la persone invece di fuggire venivano incontro a loro urlando di abbassare le armi perché la guerra era finita. E così dopo 450 giorni la guerra terminò per semplice abbandono del campo di battaglia da parte dei combattenti. Il giorno dopo file di soldati russi rientravano nel loro territorio nazionale e dirigendosi verso le proprie famiglie. In maniera simmetrica i soldati ucraini e i loro alleati ritornavano a casa. Nessuna nazione europa aveva un governo in carica; tutti i governanti si erano dimissionati; in alcuni paesi i parlamenti erano in sessione permanente mentre in altri avevano nominato d'emergenza un governo d'unità nazionale. Il diluvio mediatico continuava senza sosta e i provider avevano deciso di aprire tutte le socket eliminando i firewall. Un zettabyte al secondo di dati circolavana nei server istituzionali europei. Tutti erano impegnati a chiedere le stesse identiche cose: i parlamenti convocati per discutere di come costruire budget nazionali rivolti a fornire un accesso universale a salute, istruzione, energia rinnovabile, trasporto sostenibile e abitazione decorosa. Per mia nipote questo racconto risultò bislacco se non sconclusionato. Lei sapeva che i governi europei e poi quelli mondiali davanti all'imminenza di un conflitto nucleare decisero d'interrompere le ostilità ed avviare un negoziato per una nuova dichiarazione dei diritti del genere umano. Essa fu partorita dopo solo due mesi di trattativa e ratificata da tutte le nazioni della Terra. Tre mesi dopo la ratifica iniziava la distruzione di tutte le armi nucleari e di distruzione di massa inclusi i killer-robot. L'Europa federata di oggi da Lisbona a Vladivostosk fu la naturale consequenza di quella decisione. Le alleanza militari si dissolsero per lasciare spazio a quelle commerciali e i governi nazionali riconobbero ogni minoranza etnico-linguistica come soggetto autonomo per tutto quello che concerne il proprio ecosistema. I governi nazionali e locali erano sottoposti ad elezione diretta telematica da tutti i residenti di un territorio sulla base delle loro dichiarazioni programmatiche e controllati da parlamenti a loro volta eletti telematicamente che continuavano la loro funzione legislativa. Oggi essere un parlamentare significa controllare per conto della propria comunità i governanti e tradurre in leggi l'operato del governo ogni qualvolta corrisponde alle dichiarazioni programmatiche. In caso contrario convocare telematicamente gli elettori e le elettrici per conoscere il loro consenso verso provvedimenti non programmati. Per mia nipote che quasi una volta al giorno risponde a quesiti posti dai parlamentari che ha eletto sembra impossibile che io dovessi attendere lo scioglimento delle aule parlamentari per esprimere il mio voto. Ecco perché ho smesso di raccontare e ho preferito che le mie vetuste visioni della società lasciassero spazio alle semplici spiegazioni di abacadabra. Adesso posso ritornare al mio consueto viaggio sublimale alla ricerca del senso della vita.

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